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EVENTI | Intervista a PAOLO LIPARI. A cura di Michele Rota

Intervista a PAOLO LIPARI. A cura di Michele Rota

Regista di film documentari e di finzione, Paolo Lipari conduce da anni la propria riflessione sulle immagini audiovisive sia in termini pratici che teorici, Lo scorso 24 novembre, in occasione della serie di eventi organizzati dalla mostra Cineaffetti, Lipari ha presentato InOneAllMOvie, progetto sperimentale che, a partire dalla sovrapposizione dei fotogrammi
di un film, crea un unico quadro di riflessione sull’immagine e sul suo potere evocativo. Un intero film compresso in una foto: un’immagine che riassorbe in un flash le migliaia e migliaia di fotogrammi che compongono una pellicola. Un esperimento unico al mondo: far viaggiare l’intera pellicola alla velocità di un ventiquattresimo di secondo e catturare quell’istante con la tecnologia digitale. In questo modo, il regista ha ottenuto veri e propri quadri che rappresentano, fissati in un’unica immagine, vari film tra cui: Amarcord, Otto e mezzo, Apocalypse Now, La donna che visse due volte, Psycho, Il favoloso mondo di Amélie, Kill Bill 1, Kill Bill 2, La vita è bella, Blade Runner, ShiningC’era una volta in America.

A seguito di questa presentazione, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Paolo Lipari, per parlare nel dettaglio del potere evocativo di questo suo lavoro.

A partire dalla sovrapposizione dei fotogrammi di un film, artefici dell’illusione di movimento, il suo progetto ne ricava un’unica immagine  fissa e immobile. Un semplice omaggio oppure c’è anche la volontà di vivere una nuova esperienza artistica e visiva dei propri film preferiti?
Direi entrambe le cose. Questo progetto è sia un omaggio al cinema, in particolare ai film che amo, sia il desiderio di fare un esperimento, qualcosa di nuovo grazie alle possibilità che riesce a darmi il digitale. Rispetto a questo, mi sembra che ci sia un po’ la tendenza ad appiattirsi. L’utilizzo del digitale ha dei cliché già usurati, per cui ho l’impressione che esso abbia contribuito a impigrire la creatività piuttosto che a sollecitarla nel momento in cui la parola chiave è “applicazione”. Quello di applicare è un gesto di per sé poco creativo e, dunque, quello che ho cercato di fare è utilizzare il digitale con l’intento di provocare e stimolare le risorse che esso indubbiamente ha. Quindi, penso che la mia ricerca di una
nuova esperienza artistico-sperimentale come mi hai giustamente chiesto, vada letta sotto questa chiave di lettura: il tentativo di spingere il digitale ai limiti delle sue possibilità.

Parliamo dell’esecuzione vera e propria dei suoi quadri: quanto tempo ci vuole per realizzarli?

Tanto, tanto tempo. Un mese, direi, almeno per ogni lavoro. Non si tratta comunque di un lavoro che m’impegna quotidianamente ore e ore, perché la mia attività è principalmente quella di regista per cui, facendo soprattutto documentari puoi immaginare che non mi rimane molto tempo libero. Però cercavo di ritagliare comunque più tempo possibile da dedicare a questa esperienza e almeno un mese passava dalla scelta del film al risultato finale.

Che rapporto ha con i film che seleziona? Ci sono criteri particolari che le fanno prediligere di lavorare su un certo film piuttosto che un altro?
Guarda, diciamo che il primo criterio è stato lavorare su dei film che avessero una particolare ricchezza visiva. Quindi non ho scelto dei film, per così dire, statici, perché cercando una sintesi visiva così avventurosa cercavo un risultato che fosse intrigante dal punto di vista dei colori e delle forme. Ho iniziato da Kill Bill proprio per questo motivo, perché rientra tra i film recenti più potenti dal punto di vista visivo.
Un altro criterio è invece di tipo affettivo, per rimanere anche in tema con Cineaffetti: non a caso l’acronimo di InOneAllMOvie è IO AMO. I film che ho scelto sono quei film di cui ho sentito in maniera forte la loro anima, la loro aura. Volevo vedere, con questo esperimento, se quest’anima arrivasse a trasmettere la sua energia, la sua forma in una maniera del tutto nuova, speciale.

Quest’anima che sente nei film che lei seleziona riesce a prefigurarsela nel risultato finale che otterrà? Oppure si lascia guidare dal caso diventando creatore e spettatore allo stesso tempo delle proprie opere?
Direi che hai trovato la sintesi migliore: creatore e spettatore allo stesso tempo, proprio così. Non sono partito affatto con l’intenzione di costruire un’immagine conforme alla mia idea. La cosa che più mi ha entusiasmato in questa esperienza è stato proprio il fatto di rimanere sorpreso ogni volta dal risultato che mi si presentava davanti agli occhi. Un risultato che comunque parlava del film, eppure con nuove parole, con un nuovo linguaggio, con nuove forme. È proprio come dici tu, il gioco era quello di porre le premesse per uno shock visivo di cui io ero il primo a stupirsi.


MICHELE ROTA


Vedi anche: CINEAFFETTI | Eventi: Paolo Lipari presenta InOneAllMOvie, 24 nov 2015.

 

 

Allegati

Paolo Lipari, con Giorgio Gandola (direttore de L'Eco di Bergamo), presenta uno de suoi lavori
Intervista a Paolo Lipari. A cura di Michele Rota