EVENTI

EVENTI | Cinefilia ieri e oggi: uno sguardo d'insieme - Sofia Nodari

Cinefilia ieri e oggi: uno sguardo d'insieme - Sofia Nodari

L’ultimo degli eventi organizzati nell’ambito di Cineaffetti è forse il primo in ordine di pertinenza con la mostra stessa: un dialogo tra due amate voci della critica cinematografica italiana, Paolo Mereghetti e Pier Maria Bocchi, proprio sulla cinefilia e sulle forme in cui essa si manifesta.
Il noto critico cinematografico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti, vincitore nel 2001 del premio Flaiano, è noto soprattutto per il Dizionario dei Film, da lui curato fin dal 1993; il giovane critico parmense Pier Maria Bocchi è invece noto per la sua collaborazione con la rivista Cineforum e con diversi Festival italiani, tra cui il Torino Film Festival, per il quale è selezionatore dal 2006. Con loro dialoga Stefano Guerini Rocco, collaboratore di Il Morandini (il dizionario concorrente…) e dottorando di ricerca all’Università di Bergamo.

Due generazioni a confronto, insomma, eppure quando abbiamo chiesto ai nostri ospiti di confidarci alcuni dei loro film preferiti nessuno di loro ne ha citati di successivi al 1995: la qualità del cinema è andata peggiorando, oppure la cinefilia ha una dimensione nostalgica predominante? Pur non smentendo la prima ipotesi entrambi propendono per la seconda: sì, i ricordi più vivi di un cinefilo sembrano spesso risalire al periodo della sua formazione (e, in molti casi, anche al periodo di maggior splendore storico del cinema stesso).

E infatti, si sarebbe mai potuto prevedere che fra i cult di Paolo Mereghetti avremmo trovato Cenerentola? La scena dei topini che cuciono il vestito è una bella rappresentazione della solidarietà, dice il critico, ma certo se il ricordo del film non si legasse al momento in cui, da bambini, lo abbiamo visto per la prima volta, essa non avrebbe quello statuto mitico… Cenerentola è una dimostrazione del modo in cui il cinema è in grado di creare immagini e fissarle nell’immaginario collettivo.

Anche Bocchi cita un cult personale altrettanto curioso, seppur da un altro punto di vista: ci riferiamo a The Rocky Horror Picture Show. La pellicola ha regalato al critico, nel momento della sua visione, una delle sensazioni che dal cinema giungono fino all’universo interiore di ciascuno: la messa in discussione della propria identità attraverso la rappresentazione di identità sconosciute, e in particolare dei mille modi in cui esse si possono esprimere. Pier Maria spiega che questa sensazione, regalatagli dall’affascinante incontro con il film e con i suoi personaggi, l’avrebbe poi aiutato a vivere meglio.

Abbiamo citato scelte dettate da motivi comuni, e anche comuni valori riconosciuti al cinema e ai film della propria formazione. Nessuna differenza, dunque, tra “vecchi” e “nuovi” modi della cinefilia? Al contrario. Paolo è molto affezionato alla natura onnivora del suo amore per il cinema, che descrive diffusa in tutta la sua generazione: il cinema era amato in quanto tale, i lunghi viaggi, le spese, le letture impegnative alla ricerca del parere di qualche critico stimato si affrontavano in nome di un’importanza e di un valore assoluti, conferiti al cinema come mezzo che presentificava l’assente, realizzava l’immaginario. Pier Maria, richiamando i protagonisti di un’ondata cinefila successiva, quella degli anni ‘80/’90, ha vissuto diversamente la sua passione: non tutto il cinema è ricercato e amato semplicemente per la sua stessa natura, in quel periodo si ha già facoltà di scegliere. Forse perché il cinema è già un’esperienza ormai ordinaria nella vita delle persone, meno rara e insolita di quanto fosse in precedenza: i film si moltiplicano, aumenta il numero degli spettatori e, attraverso gli archivi di opere e scritti sul cinema si amplia anche la loro facoltà di reperire e consultare materiale d’interesse. Così si diventa più selettivi. L’iniziale amore, “incondizionato” per alcuni versi, lascia quindi spazio alla più recente necessità di scegliere, e quindi anche di scartare.

Nell’ultima riflessione sul confronto tra i modi di amare il cinema si entra nel vero e proprio merito del significato della mostra Cineaffetti, ed emerge un altro piano differenziante tra presente e passato: quello dell’oggetto simbolico, del feticcio che ricorda e manifesta l’amore per un film, un regista, una fase artistica o un particolare genere. Diversamente da Paolo, testimone a suo tempo di una esclusiva voglia di vedere e rivedere film, di parlarne, scriverne e leggerne, Pier Maria ricorda chiaramente la diversa tendenza degli anni ’80: con le VHS, le locandine acquistabili, le enciclopedie sul cinema e i personaggi in 3D i cinefili hanno una prima esperienza di “possesso” dei loro film; vogliono conservare e collezionare, mostrare e osservare per loro conto gli oggetti manifesto della loro passione.

Ciò si riscontra anche ai giorni nostri ed è quanto mai legato allo scopo della mostra: forse anche a causa degli immateriali download, che a volte tolgono il piacere del possesso di una custodia colorata e scritta e di un supporto fisico di cui avere cura, i cinefili “moderni” non rinunciano alla possibilità di creare o conservare oggetti a testimonianza della loro passione, o a ricordo di un momento particolarmente caro.

La discussione delude quindi chi si aspettava elementi assolutamente trasversali o transgenerazionali nell’amore per il cinema, ma si chiude regalando a chi ascolta una consapevolezza forse più emozionante: l’eredità dei primi cinefili è ancora presente in chi vede e rivede i propri film preferiti, legge e scrive recensioni, frequenta festival e nutre per l’arte cinematografica un rispetto assoluto, ed è ulteriormente nutrita dai modi che gli appassionati “di oggi” hanno a disposizione per coltivare e manifestare il loro amore.

SOFIA NODARI

Vedi anche: CINEAFFETTI | Eventi: LA CINEFILIA È SERVITA! Dialogo fra i critici Paolo Mereghetti e Pier Maria Bocchi, 9 dic 2015.

Allegati

Cenerentola (Walt Disney, 1950)

The Rocky Horror Picture Show (Jim Sharman, 1975)
Cinefilia ieri e oggi: uno sguardo d'insieme - Sofia Nodari