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EVENTI | Roberto Freno: cineaffetti d’autore - Sofia Nodari

Roberto Freno: cineaffetti d’autore - Sofia Nodari

Chi ha visitato la mostra Cineaffetti ha potuto constatare quanto gli oggetti che esprimono le nostre passioni siano di natura molto varia: per i curatori, infatti, un “cineaffetto” è qualsiasi elemento che, per un motivo o per l’altro, rappresenta per il suo proprietario una testimonianza d’amore nei confronti del grande schermo: la definizione comprende quindi anche le opere d’arte che hanno arricchito l’esposizione.

Uno dei virtuosi che hanno partecipato alla raccolta è Roberto Freno, architetto e fotografo di origini lodigiane, noto anche per le sue collaborazioni con riviste come “Gran Bazaar” e “Casa Vogue”; appassionato di cinema, egli ha dato grande sfogo alla sua vena artistica a partire dal 1986, quando, trasferitosi a Bergamo, si è dedicato continuativamente alla pittura.

Proprio su alcuni dei suoi quadri si è concentrato il nostro interesse: Freno realizza anche olii su legno a tema cinematografico, grandemente apprezzati e presenti in numerose collezioni private del Nord Italia. Ha scelto di esporre per Cineaffetti tre opere in particolare: La Dolce Vita, un pastello su carta che ritrae una sognante Anita Ekberg nella fontana di Trevi, e due olii su legno, Kill Bill e Psycho, un imponente trittico ambientato sul set del film di Hitchcock.

Comune il macro-tema del cinema, quindi, eppure le opere mantengono una grande varietà interpretativa. Kill Bill è ad esempio realizzato con le fattezze di una grande locandina del film omonimo, in un intreccio tra pittura e fotografia (nel senso cinematografico del termine) che sembra suggerire una visione statica del vero soggetto del quadro, il film. Molto diverso è invece il caso di Psycho, complesso lavoro composto di tre parti dinamiche e semanticamente separabili tra loro: la prima raffigura la casa teatro delle vicende narrate nel film, quella centrale mostra invece il regista con il ciak tra le mani nell’atto di avviare le riprese, e la terza, parimenti sconnessa dalle prime due, mostra invece un operatore intento ad effettuare delle riprese, in una sorta di meta-fotografia.

L’intreccio di pittura e sceneggiatura è un tema ricorrente nelle testimonianze rilasciate nel tempo da Freno; come spiega l’artista in una recente intervista per il Corriere della Sera, infatti, le due tecniche di rappresentazione del reale sono secondo lui complementari: mentre la pittura (e, per esteso, la fotografia) coglie e rende eterni momenti ed azioni sfuggenti, la sceneggiatura parte da un’idea fissa di quegli elementi e le dà vita, rendendola dinamica.

Leggendo queste parole viene da chiedersi se questo non sia, almeno in una certa misura, anche lo scopo di molti dei lavori di Roberto: dare dinamismo alle immagini fisse, come nel caso del trittico di Psycho, e fissare quelle effimere dei film, similmente a come ha fatto lavorando alla “locandina” Kill Bill.

In questo caso le opere dell’artista troverebbero la migliore delle collocazioni nella nostra mostra: ognuno dei “cineaffetti” esposti, infatti, mirava a prolungare e ricordare l’esperienza momentanea della visione di un film, che, seppur ripetibile, non è mai replicabile alla perfezione; a ciò si aggiunge la particolare natura di questi oggetti, che supera la semplice immagine fissa (ad esempio delle locandine o dei biglietti d’ingresso) per diventare, come i dipinti di Freno, una testimonianza tridimensionale da esporre, osservare e sentire propria.

SOFIA NODARI

Vedi anche: CINEAFFETTI | Eventi: ARTI DELLA MEMORIA - Tavola rotonda a cura di Tommaso Isabella e Lorenzo Rossi, 29 nov 2015.

 

Allegati

Roberto Freno, La dolce vita, 2013, pastello su carta, cm 39 x 49

Roberto Freno, Kill Bill, 2012, olio su legno, cm 154 x 60

Roberto Freno, Psycho, 2005, trittico, olio su legno, cm 80 x 240
Roberto Freno: cineaffetti d’autore - Sofia Nodari